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Monday, June 6. 2005
Malgrado le paure, resta ancora l'investimento più conveniente
«Non arriviamo a promettere ai nostri investitori che avranno una redditività del 30 40 per cento come è stato sia nel 2003 che nel 2004, che sono stati due anni veramente eccezionali, ma ci sentiamo comunque abbastanza fiduciosi da dire loro che con ogni probabilità avranno un return migliore di quello che garantisce la Borsa nel suo complesso. Per non parlare dell’investimento in bond». Ted Bigman, economista di Harvard, è Managing Director e Lead portfolio manager di Morgan Stanley Sicav U.S. Property Fund, uno dei principali fondi d’investimento immobiliari d’America, «per la precisione è stato nell’ultimo anno il secondo come consistenza patrimoniale», puntualizza. In tale posizione, si trova al centro di uno dei fenomeni più macroscopici in corso nell’intero scenario economico globale, cioè il boom del mercato del real estate americano.
America, il boom immobiliare ora convince persino Greenspan
L’ultima coniglietta ad apparire in lingerie e tacchi a spillo sul mensile Playboy si chiama Jamie Westenhiser. Ha 23 anni, vive in Florida, le piace il tennis, cerca marito e ha un sogno segreto: diventare ricca con il mattone. Questo è il mio ultimo lavoro come modella, confida al mensile di Hugh Hefner. D’ora in poi mi occuperò d’investimenti immobiliari. E a conferma della nuova vita le foto di Jamie su Playboy sovrappongono seni trionfanti a manuali sul real estate, mutandine di pizzo a schermi di computer con le quotazioni delle case. La storia di Jamie Westenhiser, playmate del mese di maggio, è un esempio di come l’esplosione dei prezzi del mattone negli Usa stia avendo ripercussioni sociali e culturali, oltre che economiche. Altri esempi? L’Economist riferisce che in due anni è quadruplicato il numero dei club di investimento edilizio. La California ha raddoppiato i centri per il conseguimento del patentino di agente immobiliare. I guru del mattone sono contesi dalle televisioni. E nei coctkail newyorkesi c’è una parola magica che basta a far cessare il brusio di fondo e a far posare i bicchieri di Martini: Bolla. E’ davvero una bolla, quella dell’immobiliare? Rischia di scoppiare, come accadde nel 2000 con la bolla borsistica della "new economy"? E quali potrebbero essere le conseguenze per la ripresa americana e per gli equilibri internazionali? Le ultime statistiche mostrano che la speculazione non si dà tregua. Negli anni scorsi gli investimenti della casa erano incoraggiati dai bassi tassi di interesse voluti come misura anticongiunturale dalla Federal Reserve di Alan Greenspan, ma la corsa non si è arrestata neanche dopo l’inversione di tendenza del costo del denaro.



